Collana "Sine cura"

Pericolosamente sicuri (anno 2015)

Solo in occasione di tragedie ed eventi drammatici si parla di sicurezza sul lavoro.

I mass media diventano luccicanti palcoscenici per la politica, per la rappresentanza sindacale e per tutti coloro che della propria opinione fanno un mestiere, nonostante conoscano poco o, forse, niente della materia.

Parlare di sicurezza non è certo un gioco, non sono logiche scontate e formulette che riempiono le pagine di un documento di valutazione dei rischi, ma è un concetto che al suo interno ha tante variabili probabilistiche. La superficialità nell’ap­proccio di ognuno di noi parte dalla “trascuratezza di ciò che è più improbabile”. La speranza di poter con questo mio saggio trasmettere qualcosa a qualcuno rinviene dalle considerazioni finali che i miei studenti fanno alla fine dei vari corsi: “Non pensavo fosse così interessante. Quanti particolari si trascurano a volte in tutte le azioni quotidiane”.

 

Pericolosamente più sicuri (anno 2016)

 

Che cos’è l’emergenza ? Qual è il modo migliore di affrontarla e, soprattutto, quanto conta l’aspetto umano ?

Le persone tendono a ritenere più probabile un evento se hanno memoria di ciò che può accadere quando questo si verifica,  scrive Sunstein. Così, ci si sente più sicuri in un ambiente che si conosce bene, dove la confidenza maggiore è data dalla conoscenza del tempo trascorso, ma è proprio lì nella crescente sicurezza alimentata dalla disinformazione e da una fragile cultura della prevenzione che si cela il pericolo.

Pericolosamente suppergiù sicuri            (anno 2017)

Dopo aver affrontato a distanza di un anno il tema della gestione delle emergenze, oggi pubblica il suo terzo libro, andando ad esplorare, sempre in termini di pericolo e sicurezza, il mondo dei bambini e del loro gioco. I bambini si trovano alle prese con la gestione del rischio già da piccolissimi, muovendo i loro primi passi. È stato calcolato che un bambino che comincia a cammina-re in autonomia arriva a fare anche più di 10.000 passi al giorno, l'equivalente di 14 campi da calcio, andando in contro ad innumerevoli cadute. La propensione ad affrontare il rischio e l'incertezza in questa fase della crescita è fondamentale per dare al bambino la giusta motivazione per imparare a camminare, abbandonando quel modo di locomozione in fondo abbastanza veloce ed efficace, oltre che certamente più sicuro, che è il gattonare. Crescendo, poi, la continua esposizione ad esperienze motorie sempre nuove e più impegnative, offerta in primis da giardini di infanzia e parchi giochi, incoraggia i bambini ad affrontare situazioni difficili senza paura e apparente difficoltà, divertendosi. L'autore si inserisce quindi in questa fase, quando il bambino comincia a perdere la percezione del rischio e si lancia nel gioco, per andare ad analizzare le più classiche giostre per bambini, come l'altalena o lo scivolo. Dopo un breve excursus storico e normativo, sono descritti i rischi di ogni gioco, partendo da quelli intrinseci della struttura, per arrivare a quelli legati al fattore umano, a loro volta suddivisi tra rischi dovuti ad attori e spettatori. L'intento è quello di offrire ai genitori uno strumento per guardare da un punto di vista insolito il gioco dei propri figli, e ridurre per quanto possibile i pericoli cui sono soggetti nel momento del divertimento.